fbpx

Lettera di Manilla

fiori

“Ciao Carmelo,
leggo spesso le tue storie e molte volte, non nego che mi commuovo.
Non so se la mia può servire a qualcuno, ma vorrei trasmettere un messaggio di positività.
Sono una ragazza di 34 anni di Afragola, un paese della provincia di Napoli.
Da ben 24 anni mi trovo su una sedia a rotelle.
Tutto è iniziato all’età di tre anni, dopo la vaccinazione obbligatoria.
Fino ad allora sono sempre stata una bambina vispa e piena di vita, nei giorni seguenti alla vaccinazione invece ho iniziato ad avere una forte febbre e dolori articolari.
Da lì è stata una escalation.
Sono peggiorata sempre di più finché a 8 anni i medici hanno detto ai miei genitori che sarei finita su una sedia a rotelle.
Io ho fatto un’unica richiesta. Poter fare la prima comunione sulle mie gambe.
Mamma e papà mi hanno accontentata. Sono entrata in chiesa appoggiata a mio fratello più grande.
Poi è arrivato il mio decimo compleanno.
Fino ad allora, anche se barcollando, riuscivo a camminare in qualche modo.
Quel giorno però fu diverso. Mentre avanzavo nel corridoio per prepararmi a festeggiare con gli amici, sono caduta e non sono più riuscita a rialzarmi.
In un certo senso sono fortunata sia capitato da bambina, tra sorrisi e giochi, ho avuto tempo di abituarmi alla nuova realtà.
Se fosse successo da adulta, credo che sarebbe stato molto più difficile.
Tutto sommato ho avuto una vita serena, fatta di amori, amici e scuola.
Avrei voluto laurearmi e diventare assistente sociale, ma la facoltà che avevo scelto si trova lontano e accompagnarmi era pressoché impossibile.
Però non pensare che mi sia arresa. Ho trasformato la mia passione per il digitale in un vero e proprio lavoro.
Ho un sito dove racconto di me, dei miei interessi in ambito beauty, collaboro come social media manager nell’azienda di mio fratello e devo dire che ho scoperto che non sono poi così schiappa.
Mia madre dice sempre che io non cammino, ma con il computer volo.
Un bacione e grazie per aver dedicato un po’ del tuo tempo a leggere la mia storia”.
Lei è Manilla.

LA STORIA CONTINUA