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Lei è
Maria

Maria e Tommaso

Lei è Maria. Nasce ad Archi, Reggio Calabria, nel 1937. In famiglia sono contadini, vivono dei prodotti della terra. Maria è una ragazza moderna. Le amiche sognano il matrimonio, lei storce il naso. Il principe azzurro non esiste, piuttosto che sposarmi mi faccio suora. Ha 25 anni. Maria riceve una lettera. Le scrive un ragazzo, si chiama Tommaso e vive a Tunisi. La sorella di lui, che conosce la zia di Maria, gli ha mostrato la sua foto. Fa sapere che è rimasto colpito dalla sua bellezza. È uno scherzo? Maria chiede spiegazioni. La zia conferma e le raccomanda quel bel giovane dagli occhi verdi. Maria rilegge la lettera, le batte il cuore. Non riesce a credere a quello che sta facendo, prende carta e penna e risponde. Inizia un fitto scambio di corrispondenza. Maria aspetta con ansia le lettere di quello sconosciuto, non vede l’ora di leggere le sue parole, Tommaso scrive molto bene. Non lo ha mai visto, se n’è innamorata. Passano 3 anni. Tommaso chiede la sua mano. Che ne dici di sposarci in Francia? Maria è al settimo cielo. Ne parla ai genitori. Assolutamente no. La madre è offesa. Se ti vuole sposare, viene qua e te lo chiede come si deve. Maria protesta, ma la madre è ferma. Basta, questa storia deve finire. La donna si finge la figlia, scrive una lettera a Tommaso e lo molla in tronco. Maria non può andare contro la volontà della madre, ma la avverte. Se non mi sposo con lui, non mi sposerò con nessun altro. Passano 3 anni. Qualcuno bussa alla porta. Maria apre, c’è una lettera per lei. È Tommaso. Gentilissima signorina, se lei è ancora disponibile, io verrei al suo paese per sposarla. Maria caccia un urlo. Affronta la madre, ma lei non vuole tornare sui suoi passi. Interviene il padre. Questo matrimonio si farà. Punto. Tempo 15 giorni e Tommaso è alla sua porta. Si vedono per la prima volta, si amano. Maria ha trovato il principe azzurro. E se lo sposa. Nascono tre figli, il matrimonio dura 33 anni. Tommaso muore nel 1996. Maria ripensa ogni giorno alle sue lettere, e vive nell’attesa di poterlo riabbracciare.